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Tratto da LIGABUE MAGAZINE n.47 - 2° semestre 2005
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Testo e fotografie
di Bruno Berti

Arrivano i dinosauri.
Clamorosa e davvero inaspettata fu, invece, la scoperta di alcune piste di impronte di dinosauro che Vittorino Cazzetta individuò all'inizio degli anni '80 e riconobbe per quello che era. A quell'epoca, chi parlava di orme di dinosauri in Italia correva il rischio di essere preso per un visionario. Ma lui era certo del fatto suo.
Da tempo aveva notato qualcosa di strano sulla superficie di un grande masso (10 metri per 6) che s'era staccato dallo spigolo meridionale del Monte Pelmetto, a quota 2050, nell'alta Val Zoldana, in prossimità del Passo Staulanza.


Ogni tanto tornava lassù per rivederlo
, nei vari momenti di luce, per capire che cosa fossero quelle strane "coppette" infossate sulla superficie liscia del masso, mentre un'idea s'andava formando nella sua mente: impronte di dinosauro!

Ci pensò a lungo, poi decise di annunciare la scoperta che però venne accolta con scetticismo perchè allora si riteneva che all'epoca dei dinosauri, tutta l'area dolomitica fosse completamente sommersa dal mare; quindi certamente infrequentabile per i dinosauri. Le foto del masso, comunque, arrivarono al Centro Studi Ricerche Ligabue di Venezia, dove in breve vennero riconosciute come orme di dinosauro risalenti al Mesozoico e pubblicate nel 1984 nel volume "Sulle orme dei dinosauri".
Tale pubblicazione dette avvio a una serie di riconoscimenti e conferme.

L'uomo con lo zaino aveva visto giusto:
quelle "coppette" incavate nella roccia non erano altro che impronte di dinosauri carnivori ed erbivori, vissuti oltre 200 milioni di anni fa in quello che era allora un territorio caratterizzato da un clima di tipo tropicale, costellato da numerose isolette che si congiungevano tra loro con le basse maree.